Dialogo (e citazione dalla Nostra Aetate)

Dialogo interpersonale, interculturale einterreligioso

 

Il dialogo come dimensione costitutiva della persona.

Il dialogo è una dimensione essenziale del nostro essere persona: noi non siamo atomi chiusi in noi stessi (individui) ma siamo appunto esseri in dialogo (persone), centri senza confini, nodi di una grande rete di relazioni dialogali. L’io è io in quanto si apre all’incontro con l’Altro. Senza dialogo autentico con il Tu cessiamo di essere persone e diventiamo individui chiusi, isolati in noi stessi.

 

Il dialogo interculturale e interreligioso.

Ma il dialogo non avviene solo a livello interpersonale. Oggi che le distanze fra popoli, culture e religioni si fanno sempre più ravvicinate, è di vitale importanza il dialogo interculturale e interreligioso.

Ciascuna religione e cultura non può rimanere chiusa in una orgogliosa autosufficienza. E’ necessario dunque, pur restando in modo pieno e totale all’interno della propria tradizione culturale e religiosa, aprirsi all’incontro con l’altro riconoscendo che anche le altre esperienze culturali e religiose possono essere esperienze di verità e di salvezza. E questo conduce al pluralismo.

 

Pluralismo e comprensione reciproca come fine dell’umanità.

Il pluralismo, cioè la convivenza amichevole delle diverse culture e religioni in questo nostro mondo, non è da superarsi per tendere all’omogeneità e all’uniformità di tutta l’umanità. Il fine del dialogo interculturale e interreligioso non può essere quello di convincere l’altro o di vincerlo ma deve essere la comprensione fra noi e gli altri, al massimo la comunione ma non la riduzione di tutti gli uomini ad una sola cultura.

A questo proposito riporto qui sotto un brano tratto dal Documento Nostra Aetate del Concilio Vaticano II.

 

 

 

Il dialogo interreligioso secondo la chiesa cattolica

 

Dal Documento Nostra Aetate del Concilio Vaticano II

Nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l’interdipendenza tra i vari popoli, la chiesa esamina innanzitutto ciò che gli uomini hanno in comune e che li spinge a vivere insieme il loro comune destino.

Infatti i vari popoli costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine, essi hanno anche un fine ultimo, Dio, il cui disegno di salvezza si estende a tutti finché quali eletti saranno riuniti nella Città Santa che la gloria di Dio illuminerà e dove le genti cammineranno nella Sua luce.

[...]

La chiesa cattolica non rifiuta nulla di quanto vi è di vero e di santo in queste religioni.

Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che , anche se sono molto diversi da quelli cristiani, tuttavia spesso riflettono un raggio di quella Verità che illumina ogni uomo.

La chiesa però annuncia e deve annunciare il Cristo che è “via, verità e vita” (Giovanni 14,6) in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato a se stesso tutte le cose.

La chiesa perciò esorta i suoi Figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, essi riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi.

 

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