Salvezza nelle religioni e dialogo interreligioso

Salvezza nelle religioni e dialogo interreligioso

 

Dal punto di vista cristiano vi sono due elementi da tenere in considerazione riguardo alla salvezza dell'uomo:

  • Che “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (Prima Lettera a Timoteo 2, 4).

  • Che “In nessun altro (solo attraverso Cristo) c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (Atti degli Apostoli 4, 12).

 

Si pone allora una domanda: Dal punto di vista cristiano, può salvarsi chi appartiene a religioni diverse da quella cristiana?

Nell'ambito del cristianesimo sono due le possibili risposte a questa domanda:

 

1. ECCLESIOCENTRISMO ESCLUSIVISTA

Chi appartiene ad altre religioni non può salvarsi, può salvarsi solo chi appartiene alla chiesa (questa era la posizione dominante prima nei secoli passati fino al Conciclio Vaticano II).

Il ragionamento è: 1. Cristo è l'unico salvatore, 2. Cristo è presente nella chiesa 3. Ergo: Extra ecclesiam nulla salus

In questa prospettiva, un vero dialogo interreligioso è impossibile; il dialogo diviene finalizzato alla conversione.

 

2 CRISTOCENTRISMO INCLUSIVISTA

Chi appartiene ad altre religioni può salvarsi perchè anche in esse può trovarsi la presenza salvifica dello Spirito di Cristo (questa era, ad esempio, la posizione di Giovanni Paolo II).

Il ragionamento è: 1. Dio vuole salvare tutti gli uomini, 2. Cristo è l'unico Salvatore, 3. Ergo: Cristo salva attraverso tutte le religioni.

In questa prospettiva diviene importante il dialogo interreligioso.

 

Brani del Concilio Vaticano II sulla salvezza fuori dalla chiesa

Il cristiano, [ … ] associato al mistero pasquale, diventando conforme al Cristo nella morte, così anche andrà incontro alla risurrezione fortificato dalla speranza. E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell'uomo è effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale” (Gaudium et Spes n. 22).

 

Quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll'aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna”. (Lumen Gentium n. 16).

 

Brani del Concilio Vaticano II sul dialogo fra la chiesa e le religioni

I vari popoli costituiscono infatti una sola comunità. Essi hanno una sola origine, poiché Dio ha fatto abitare l'intero genere umano su tutta la faccia della terra hanno anche un solo fine ultimo, Dio, la cui Provvidenza, le cui testimonianze di bontà e il disegno di salvezza si estendono a tutti finché gli eletti saranno riuniti nella città santa, che la gloria di Dio illuminerà e dove le genti cammineranno nella sua luce.

La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini. Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è « via, verità e vita » (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose”. (Nostra Aetate n.1 e 2 - Dichiarazione sulle relazioni della chiesa con le religioni non cristiane)

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