Gandhi e Dio, l'uomo, le religioni, la preghiera e il servizio

Gandhi e Dio, l'uomo, le religioni, la preghiera e il servizio

 

Dio: “Per me non esiste altro Dio se non la verità: la Verità è Dio”.

“Verità e Amore sono due facce della stessa medaglia, entrambe molto difficili da praticare ma sono le uniche cose per le quali valga la pena di vivere. Una persona non può essere sincera se non ama tutte le creature in Dio”.

“Do è certamente Uno [ … ]. Egli è imperscrutabile, inconoscibile e sconosciuto alla gran parte dell'umanità. E' ovunque. [ … ]. E' vicinissimo a noi se solo vogliamo accorgercene. Ma è lontanissimo da noi quando non vogliamo comprendere la sua onnipresenza”.

“C'è un'indefinibile Potenza Misteriosa che pervade ogni cosa. La sento sebbene non la veda”.

“Questa Potenza è benevola o malevola? Io la colgo come puramente benevola: perchè riesco a vedere che la vita persiste in seno alla morte: la Verità persiste in seno alla falsità; la Luce persiste nell'oscurità. Perciò ne deduco che Dio è Vita, Verità, Luce. Egli è Amore, è il Sommo Bene. Dio è integralmente Bene. In Lui non c'è alcun male. Dio ha fatto l'uomo a sua immagine. Sfortunatamente per noi L'uomo gli ha attribuito forme proprie. Questa pretesa ingiusta ha fatto sprofondare l'uomo in un mare di guai”.

“Per me Dio è Verità e Amore. Dio è etica e moralità. Dio è assenza di paura. Dio è la fonte della Luce e della Vita però è al di sopra e al di là di tutte queste cose. Dio è coscienza. Egli è perfino l'ateismo dell'ateo. Perchè nel suo amore senza limiti, Dio permette all'ateo di vivere. Egli è l'indagatore dei cuori. Conosce noi e i nostri cuori meglio di quanto non li conosciamo noi stessi”.

 

La vita dell'uomo: Gandhi ha una visione positiva dell'uomo. Se è vero che ogni uomo può smarrirsi e diventare schiavo del male, è vero che originariamente ogni uomo è intimamente legato al Dio-Verità dal quale può attingere la forza dell'Amore e della Verità per costruire il bene.

Poichè per Gandhi Dio non è padrone dell'uomo o suo giudice crudele ma forza d'amore, ecco che per l'uomo, collegarsi a Dio non vuol dire sminuire le capacità umane ma anzi rafforzarle “poiché la loro sorgente è Dio stesso, e renderle sempre più comunicative, benefiche e capaci di portare frutti. Anzichè essere un legame opprimente e umiliante, quello dell'uomo con Dio è un legame liberante perchè toglie la paura” (Roberto Mancini, L'amore politico, p. 79-80).

 

Le religioni: “La religione, essendo imperfetta, è sempre soggetta ad un processo di evoluzione e di reinterpretazione. Il procedere verso la Verità, verso Dio è possibile proprio solo a causa di questa evoluzione. [ … ] Tutte le fedi costituiscono una rivelazione della Verità, ma tutte sono imperfette ed esposte all'errore. Il rispetto verso le altre fedi non impedisce di vederne gli errori. Dobbiamo anche capire pienamente gli errori della nostre fede, tuttavia non abbandonarla per questo motivo ma cercare di superarne i difetti”.

Dobbiamo “avere per la fede religiosa degli altri lo stesso rispetto che riserviamo alla nostra, ammettendo così l'imperfezione di quest'ultima. Quest'ammissione verrebbe fatta senza difficoltà da un ricercatore della Verità che seguisse la Legge dell'Amore”.

Dunque, per Gandhi, le religioni non sono degli assoluti ma ma sono dei percorsi che possono aiutare l'uomo ad avvicinarsi a Dio ma possono contenere dei difetti per cui vanno purificate.

 

L'induismo: “Contesto l'affermazione secondo cui gli indù seguono molti dei e sono idolatri. Essi effettivamente dicono che ci sono molti dei, ma dichiarano anche, senza possibilità di errore, che c'è un solo Dio, il Dio degli dei. Perciò non è corretto sostenere che gli indù credono in molti dei”.

 

La preghiera: “La preghiera non è una richiesta. E' un desiderio dell'anima. E' l'ammissione quotidiana della propria debolezza. La nostra parte più elevata ricorda continuamente la nullità di fronte alla morte, la malattia la vecchiaia, gli incidenti ecc. Noi viviamo in mezzo alla morte. Che valore ha “lavorare per i propri progetti” quando essi possono essere ridotti a un nulla da un battere di ciglia? Ma potremmo sentirci forti come una roccia se riuscissimo a dire veridicamente “Lavoriamo per Dio e per i suoi progetti”. Allora tutto è chiaro come la luce del giorno. Allora nulla perisce. Ogni perire, allora, è solo apparenza. Morte e distruzione allora e solo allora non hanno una propria realtà. Perchè morte e distruzione non sono altro che un cambiamento […].

Una preghiera comune è una cosa forte. Quello che spesso non facciamo da soli lo facciamo insieme agli altri. I ragazzi non necessitano di convinzione. Se si dedicano con semplice obbedienza all'appello della preghiera, senza resistenza interiore, ne sentono l'effetto esaltante. Ma molti non lo fanno. [ … ] Non è forse vero che certi ragazzi all'inizio del loro percorso erano beffardi ma poi hanno sviluppato una grande fede nell'efficacia della preghiera collettiva? Per gli uomini che non hanno una fede robusta è un'esperienza comune cercare il conforto della preghiera comunitaria. Tutti coloro che affollano le chiese, i templi o le moschee non sono schernitori o imbroglioni. Sono donne e uomini onesti. Per loro la preghiera collettiva è come un bagno quotidiano, una necessità per l'esistenza stessa. Quei luoghi di adorazione non sono una semplice e futile superstizione che si possa spazzare via alla prima opportunità. Finora sono sopravvissuti a tutti gli attacchi e possono sopravvivere fino alla fine del mondo”.

“L'obiettivo della preghiera non è compiacere Dio, che non vuole le nostre preghiere e lodi, ma purificare noi stessi. Il processo di autopurificazione consiste nel diventare coscienti della Sua presenza in noi. Non c'è forza più grande di quella che dà una simile comprensione. La presenza di Dio si deve sentire ad ogni passo della vita. Se si pensa che non appena lasciato il luogo di preghiera si possa vivere e comportarsi come si vuole, allora la preghiera è inutile”.

“La preghiera deve avere come risultato l'autopurificazione e deve mutare la nostra intera condotta. Se qualcuno pensa che la preghiera gli dia la licenza di fare quello che vuole durante tutto il resto della giornata, costui inganna se stesso e gli altri. Questo è una parodia del vero senso della preghiera”. “La preghiera fa per la purificazione dello spirito quello che il secchio o la scopa fanno per la pulizia del nostro ambiente fisico. Non importa se la preghiera che recitiamo è indù o musulmana o quella dei parsi: la sua funzione è essenzialmente la stessa, in particolare la purificazione del cuore”.

 

Il servizio: “ Se mi sono ritrovato interamente dedito al servizio della comunità la ragione sta nel mio desiderio di autorealizzazione. Avevo fatto mia la religione del servizio perchè sentivo che Dio poteva essere compreso solo attraverso il servizio. E il servizio per me era il servizio dell'India: giunse a me senza che io lo cercassi perchè avevo la giusta attitudine”.

“Non c'è adorazione più pura è più gradita a Dio del servizio disinteressato verso i poveri. I ricchi spesso nella loro arroganza e nel loro orgoglio intellettuale dimenticano Dio e addirittura ne mettono in forse l'esistenza. Ma Dio abita fra i poveri ed essi aderiscono a Lui come unico rifugio e protezione. Quindi servire i poveri è servire Dio”.

 

L'educazione come trasformazione interiore: “Gandhi afferma che nel cuore dell'educazione dei bambini c'è l'apprendimento che conduce ad affrontare l'odio con l'amore, il falso con la verità, la violenza con la sofferenza. Non si tratta in primo luogo dell'odio che mi colpisce proveniente da altri, ma dell'odio che può sorgere in me stesso. Se non riesco a sanarlo, a riportarlo ad un sentimento di bene , quell'odio mi divorerà e inquinerà i miei atti. E soprattutto mi renderà incapace di affrontare l'odio eventuale degli altri. E' la prima e fondamentale trasformazione ed elaborazione di me stesso a cui sono chiamato. Altrettanto vale per la lotta tra falsità e verità. Per quanto io possa sperimentare la menzogna e l'inganno da parte degli altri a mio danno, se non saprò liberarmi della menzogna in me non potrò essere all'altezza della relazione con la verità. Solo chi si impegna in questa liberazione interiore può resistere alla falsità che trova nel mondo” (Roberto Mancini, L'amore politico, pp. 85-86). Per Gandhi dunque l'esperienza religiosa consiste essenzialmente in un processo di purificazione interiore grazie al quale l'uomo diviene capace di agire nel servizio della vita e della politica. Solo così l'azione dell'uomo ne mondo può diventare efficace e positiva, al di là di ogni atteggiamento di impotenza, condanna rassegnazione e cinismo.

 

Le citazioni di Gandhi sono tratte da “Gandhi. In cammino verso Dio”, Mondadori, 2006 e da Fulvio Cesare Manara “Una forza che dà vita” Edizioni Unicopli 2006

 

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