Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma

Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma

 

MAESTRO E PROFETA DEL NOSTRO TEMPO: Gandhi, il Mahatma, dopo l'indipendenza dell'India proclamata nel 1947, è considerato in India il Padre della Patria. In lui pensiero e azione si intrecciano inestricabilmente. “La mia vita è il mio messaggio” pare abbia detto. Egli ci fornisce un esempio di santità nella politica: per lui fede religiosa e azione politica erano strettamente connesse.

Egli è certamente maestro e profeta del nostro tempo, figura luminosa, un'icona del '900. Einstein lo definì “lo spirito più illuminato del nostro secolo”.

 

ORIGINI: Nato il 2 ottobre 1869 a Portbandar nella casta dei Vaisya (commercianti), per volere della sua famiglia si sposò a tredici anni con Kasturbai dalla quale ebbe quattro figli.

 

A LONDRA: Fra i 19 e i 22 anni (1888-91) si trasferì a Londra per studiare legge non prima di aver promesso a sua madre di astenersi dalla carne e dagli alcolici. A Londra entrò in contatto con persone che apprezzavano l'induismo per cui riprese in mano i testi sacri della sua tradizione, in particolare la Bagavadgita che successivamente tradurrà nel suo dialetto indiano (il gujarati) e che considererà il testo di riferimento fondamentale della sua vita. Entrò poi in contatto con la Bibbia ma di essa apprezzò solo il Nuovo Testamento e in particolare il Discorso della montagna del Vangelo di Matteo.

 

SATYAGRAHA IN SUDAFRICA: Nel 1891 tornò in India e da lì nel 1893 andò in Sudafrica per una causa commerciale come rappresentante legale di una ditta indiana. Pensava di stare in Sudafrica un anno e invece ci stette 21 anni, fino al 1914.

In Sudafrica gli indiani venivano discriminati pesantemente e nonostante alcuni timidi tentativi di reazione, essi vivevano nella rassegnazione e nell'impotenza. E' lì che scopre la nonviolenza non solo come stile di vita personale ma come metodo di lotta politica: egli chiamò tale metodo satyagraha che vuol dire letteralmente energia della verità. Egli coniò questo nuovo termine per usarlo al posto di resistenza passiva perché voleva sottolineare che la non violenza ha il carattere attivo, di lotta. Fu l'11 settembre 1906 che Gandhi inaugurò il satyagraha proprio in Sudafrica quando 3000 persone, riunitesi nel teatro imperiale di Joannesburg, su richiesta di Gandhi, giurarono, invocando Dio come testimone, di disobbedire ad una legge considerata ingiusta e degradante, la legge per la quale gli indiani in Sudafrica dovevano dotarsi di un certificato di riconoscimento che poteva essere considerato una sorta di schedatura.

Molte persone che bruciarono insieme a Gandhi i certificati furono imprigionate ma nel luglio 1914 fu ratificato un accordo fra lui e il generale Smuts che era vantaggioso per gli indiani anche se pur sempre un compromesso.

 

L'HARTAL IN INDIA: Nel 1914 tornò in India dove l'anno successivo fondò il settimanale Young India; nel 1919 il governo britannico emanò il Rowland Act che imponeva gravi restrizioni alla libertà degli indiani in India. Gandhi lanciò allora un hartal, una campagna di non collaborazione economica col governo inglese che prevedeva la chiusura di negozi e di fabbriche e scioperi. Ma gli indiani non seppero mantenere un comportamento nonviolento: questo portò a scontri con le forze di polizia per sedare i quali il generale Dyer diede l'ordine di sparare sulla folla provocando più di 400 morti (strage di Amritsar).

Gandhi sospese l'hartal denunciando il suo stesso “errore himalayano” consistito nel credere che il popolo indiano fosse pronto alla lotta nonviolenta.

 

IL CARCERE E IL PROGRAMMA COSTRUTTIVO: A seguito di altre campagne di non collaborazione fra il 1922 e il 1924 Gandhi fu in carcere dove scrisse la sua Autobiografia che sottotitolò “Storia dei miei esperimenti con la verità” e che pubblicò nel 1927. Uscito dal carcere dispiegò il suo impegno nel cosiddetto programma costruttivo, che consistette in iniziative a favore degli intoccabili, per la riconciliazione fra indù e musulmani e per il rilancio dell'artigianato tessile nell'ottica di un rafforzamento dell'economia dei villaggi.

 

LA MARCIA DEL SALE: L'11 marzo 1930, contro la legge che riservava agli inglesi il monopolio dell'estrazione e della vendita del sale effettuò con un'ottantina di satyagrahi la cosiddetta Marcia del sale di 380 chilometri partendo da Ahmedabad fino alla spiaggia di Dandi. Giunto a Dandi, Gandhi fece l'atto simbolico di raccogliere l'acqua marina in un pentolino e di farla evaporare per raccogliere il sale. Quel gesto segnò l'inizio della rivolta che lo portò in carcere per quasi un anno ma nel marzo del 1931 si poté pervenire al patto Gandhi-Irwing grazie al quale molti suoi compagni furono liberati e le popolazioni costiere videro riconosciuto il loro diritto di estrarre sale per il loro fabbisogno e furono revocati altri provvedimenti repressivi.

 

HARIJAN: Nel 1933 fondò il giornale Harijan (intoccabili, letteralmente popolo di Dio) che sostituì Young India precedentemente soppresso.

 

LO SWADESHI: Fra il 1933 e il 1939 si dedicò di nuovo al programma costruttivo cioè al rafforzamento dello swadeshi, l'autosufficienza economica dei villaggi che comprende anche l'orgoglio per la propria tradizione culturale, la frugalità e la fiducia da parte dei villaggi nella possibilità di farcela con le proprie forze.

Fondò l'associazione panindiana delle industrie di villaggio con lo scopo di impedire l'evoluzione in senso tecnocratico e monopolistico del sistema economico indiano.

 

LO SMEMBRAMENTO DELL'INDIA: Nel 1947, l'anno prima della sua morte, il Congresso approvò la costruzione di due stati separati (India a maggioranza indù e Pakistan a maggioranza musulmana) che per lui, come scrisse Thomas Merton furono “la lacerazione del suo stesso cuore”.

 

LA MORTE: Il 30 gennaio 1948 fu ucciso da un fanatico indù che non gradiva lo spirito di conciliazione coi musulmani del Pakistan. Morì col nome di Dio (Rama) sulla bocca.

Il giorno prima del suo assassinio, alla consueta preghiera serale, lo stesso Gandhi aveva detto: “Se qualcuno dovesse porre fine alla mia vita trapassandomi con una pallottola - come qualcuno tentò di fare con una bomba l'altro giorno - e io ricevessi la sua pallottola senza un gemito ed esalassi l'ultimo respiro invocando il nome di Dio, allora soltanto allora giustificherei la mia pretesa”.

 

 

NON TEORIA MA PRASSI: Per Gandhi per la realizzazione dell'uomo è centrale la prassi: credenze e ideologie non salvano l'uomo ma “sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni”. Egli dichiarò: “Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo!”.

Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma

 

MAESTRO E PROFETA DEL NOSTRO TEMPO: Gandhi, il Mahatma, dopo l'indipendenza dell'India proclamata nel 1947, è considerato in India il Padre della Patria. In lui pensiero e azione si intrecciano inestricabilmente. “La mia vita è il mio messaggio” pare abbia detto. Egli ci fornisce un esempio di santità nella politica: per lui fede religiosa e azione politica erano strettamente connesse.

Egli è certamente maestro e profeta del nostro tempo, figura luminosa, un'icona del '900. Einstein lo definì “lo spirito più illuminato del nostro secolo”.

 

ORIGINI: Nato il 2 ottobre 1869 a Portbandar nella casta dei Vaisya (commercianti), per volere della sua famiglia si sposò a tredici anni con Kasturbai dalla quale ebbe quattro figli.

 

A LONDRA: Fra i 19 e i 22 anni (1888-91) si trasferì a Londra per studiare legge non prima di aver promesso a sua madre di astenersi dalla carne e dagli alcolici. A Londra entrò in contatto con persone che apprezzavano l'induismo per cui riprese in mano i testi sacri della sua tradizione, in particolare la Bagavadgita che successivamente tradurrà nel suo dialetto indiano (il gujarati) e che considererà il testo di riferimento fondamentale della sua vita. Entrò poi in contatto con la Bibbia ma di essa apprezzò solo il Nuovo Testamento e in particolare il Discorso della montagna del Vangelo di Matteo.

 

SATYAGRAHA IN SUDAFRICA: Nel 1891 tornò in India e da lì nel 1893 andò in Sudafrica per una causa commerciale come rappresentante legale di una ditta indiana. Pensava di stare in Sudafrica un anno e invece ci stette 21 anni, fino al 1914.

In Sudafrica gli indiani venivano discriminati pesantemente e nonostante alcuni timidi tentativi di reazione, essi vivevano nella rassegnazione e nell'impotenza. E' lì che scopre la nonviolenza non solo come stile di vita personale ma come metodo di lotta politica: egli chiamò tale metodo satyagraha che vuol dire letteralmente energia della verità. Egli coniò questo nuovo termine per usarlo al posto di resistenza passiva perché voleva sottolineare che la non violenza ha il carattere attivo, di lotta. Fu l'11 settembre 1906 che Gandhi inaugurò il satyagraha proprio in Sudafrica quando 3000 persone, riunitesi nel teatro imperiale di Joannesburg, su richiesta di Gandhi, giurarono, invocando Dio come testimone, di disobbedire ad una legge considerata ingiusta e degradante, la legge per la quale gli indiani in Sudafrica dovevano dotarsi di un certificato di riconoscimento che poteva essere considerato una sorta di schedatura.

Molte persone che bruciarono insieme a Gandhi i certificati furono imprigionate ma nel luglio 1914 fu ratificato un accordo fra lui e il generale Smuts che era vantaggioso per gli indiani anche se pur sempre un compromesso.

 

L'HARTAL IN INDIA: Nel 1914 tornò in India dove l'anno successivo fondò il settimanale Young India; nel 1919 il governo britannico emanò il Rowland Act che imponeva gravi restrizioni alla libertà degli indiani in India. Gandhi lanciò allora un hartal, una campagna di non collaborazione economica col governo inglese che prevedeva la chiusura di negozi e di fabbriche e scioperi. Ma gli indiani non seppero mantenere un comportamento nonviolento: questo portò a scontri con le forze di polizia per sedare i quali il generale Dyer diede l'ordine di sparare sulla folla provocando più di 400 morti (strage di Amritsar).

Gandhi sospese l'hartal denunciando il suo stesso “errore himalayano” consistito nel credere che il popolo indiano fosse pronto alla lotta nonviolenta.

 

IL CARCERE E IL PROGRAMMA COSTRUTTIVO: A seguito di altre campagne di non collaborazione fra il 1922 e il 1924 Gandhi fu in carcere dove scrisse la sua Autobiografia che sottotitolò “Storia dei miei esperimenti con la verità” e che pubblicò nel 1927. Uscito dal carcere dispiegò il suo impegno nel cosiddetto programma costruttivo, che consistette in iniziative a favore degli intoccabili, per la riconciliazione fra indù e musulmani e per il rilancio dell'artigianato tessile nell'ottica di un rafforzamento dell'economia dei villaggi.

 

LA MARCIA DEL SALE: L'11 marzo 1930, contro la legge che riservava agli inglesi il monopolio dell'estrazione e della vendita del sale effettuò con un'ottantina di satyagrahi la cosiddetta Marcia del sale di 380 chilometri partendo da Ahmedabad fino alla spiaggia di Dandi. Giunto a Dandi, Gandhi fece l'atto simbolico di raccogliere l'acqua marina in un pentolino e di farla evaporare per raccogliere il sale. Quel gesto segnò l'inizio della rivolta che lo portò in carcere per quasi un anno ma nel marzo del 1931 si poté pervenire al patto Gandhi-Irwing grazie al quale molti suoi compagni furono liberati e le popolazioni costiere videro riconosciuto il loro diritto di estrarre sale per il loro fabbisogno e furono revocati altri provvedimenti repressivi.

 

HARIJAN: Nel 1933 fondò il giornale Harijan (intoccabili, letteralmente popolo di Dio) che sostituì Young India precedentemente soppresso.

 

LO SWADESHI: Fra il 1933 e il 1939 si dedicò di nuovo al programma costruttivo cioè al rafforzamento dello swadeshi, l'autosufficienza economica dei villaggi che comprende anche l'orgoglio per la propria tradizione culturale, la frugalità e la fiducia da parte dei villaggi nella possibilità di farcela con le proprie forze.

Fondò l'associazione panindiana delle industrie di villaggio con lo scopo di impedire l'evoluzione in senso tecnocratico e monopolistico del sistema economico indiano.

 

LO SMEMBRAMENTO DELL'INDIA: Nel 1947, l'anno prima della sua morte, il Congresso approvò la costruzione di due stati separati (India a maggioranza indù e Pakistan a maggioranza musulmana) che per lui, come scrisse Thomas Merton furono “la lacerazione del suo stesso cuore”.

 

LA MORTE: Il 30 gennaio 1948 fu ucciso da un fanatico indù che non gradiva lo spirito di conciliazione coi musulmani del Pakistan. Morì col nome di Dio (Rama) sulla bocca.

Il giorno prima del suo assassinio, alla consueta preghiera serale, lo stesso Gandhi aveva detto: “Se qualcuno dovesse porre fine alla mia vita trapassandomi con una pallottola - come qualcuno tentò di fare con una bomba l'altro giorno - e io ricevessi la sua pallottola senza un gemito ed esalassi l'ultimo respiro invocando il nome di Dio, allora soltanto allora giustificherei la mia pretesa”.

 

 

NON TEORIA MA PRASSI: Per Gandhi per la realizzazione dell'uomo è centrale la prassi: credenze e ideologie non salvano l'uomo ma “sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni”. Egli dichiarò: “Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo!”.

Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma

 

MAESTRO E PROFETA DEL NOSTRO TEMPO: Gandhi, il Mahatma, dopo l'indipendenza dell'India proclamata nel 1947, è considerato in India il Padre della Patria. In lui pensiero e azione si intrecciano inestricabilmente. “La mia vita è il mio messaggio” pare abbia detto. Egli ci fornisce un esempio di santità nella politica: per lui fede religiosa e azione politica erano strettamente connesse.

Egli è certamente maestro e profeta del nostro tempo, figura luminosa, un'icona del '900. Einstein lo definì “lo spirito più illuminato del nostro secolo”.

 

ORIGINI: Nato il 2 ottobre 1869 a Portbandar nella casta dei Vaisya (commercianti), per volere della sua famiglia si sposò a tredici anni con Kasturbai dalla quale ebbe quattro figli.

 

A LONDRA: Fra i 19 e i 22 anni (1888-91) si trasferì a Londra per studiare legge non prima di aver promesso a sua madre di astenersi dalla carne e dagli alcolici. A Londra entrò in contatto con persone che apprezzavano l'induismo per cui riprese in mano i testi sacri della sua tradizione, in particolare la Bagavadgita che successivamente tradurrà nel suo dialetto indiano (il gujarati) e che considererà il testo di riferimento fondamentale della sua vita. Entrò poi in contatto con la Bibbia ma di essa apprezzò solo il Nuovo Testamento e in particolare il Discorso della montagna del Vangelo di Matteo.

 

SATYAGRAHA IN SUDAFRICA: Nel 1891 tornò in India e da lì nel 1893 andò in Sudafrica per una causa commerciale come rappresentante legale di una ditta indiana. Pensava di stare in Sudafrica un anno e invece ci stette 21 anni, fino al 1914.

In Sudafrica gli indiani venivano discriminati pesantemente e nonostante alcuni timidi tentativi di reazione, essi vivevano nella rassegnazione e nell'impotenza. E' lì che scopre la nonviolenza non solo come stile di vita personale ma come metodo di lotta politica: egli chiamò tale metodo satyagraha che vuol dire letteralmente energia della verità. Egli coniò questo nuovo termine per usarlo al posto di resistenza passiva perché voleva sottolineare che la non violenza ha il carattere attivo, di lotta. Fu l'11 settembre 1906 che Gandhi inaugurò il satyagraha proprio in Sudafrica quando 3000 persone, riunitesi nel teatro imperiale di Joannesburg, su richiesta di Gandhi, giurarono, invocando Dio come testimone, di disobbedire ad una legge considerata ingiusta e degradante, la legge per la quale gli indiani in Sudafrica dovevano dotarsi di un certificato di riconoscimento che poteva essere considerato una sorta di schedatura.

Molte persone che bruciarono insieme a Gandhi i certificati furono imprigionate ma nel luglio 1914 fu ratificato un accordo fra lui e il generale Smuts che era vantaggioso per gli indiani anche se pur sempre un compromesso.

 

L'HARTAL IN INDIA: Nel 1914 tornò in India dove l'anno successivo fondò il settimanale Young India; nel 1919 il governo britannico emanò il Rowland Act che imponeva gravi restrizioni alla libertà degli indiani in India. Gandhi lanciò allora un hartal, una campagna di non collaborazione economica col governo inglese che prevedeva la chiusura di negozi e di fabbriche e scioperi. Ma gli indiani non seppero mantenere un comportamento nonviolento: questo portò a scontri con le forze di polizia per sedare i quali il generale Dyer diede l'ordine di sparare sulla folla provocando più di 400 morti (strage di Amritsar).

Gandhi sospese l'hartal denunciando il suo stesso “errore himalayano” consistito nel credere che il popolo indiano fosse pronto alla lotta nonviolenta.

 

IL CARCERE E IL PROGRAMMA COSTRUTTIVO: A seguito di altre campagne di non collaborazione fra il 1922 e il 1924 Gandhi fu in carcere dove scrisse la sua Autobiografia che sottotitolò “Storia dei miei esperimenti con la verità” e che pubblicò nel 1927. Uscito dal carcere dispiegò il suo impegno nel cosiddetto programma costruttivo, che consistette in iniziative a favore degli intoccabili, per la riconciliazione fra indù e musulmani e per il rilancio dell'artigianato tessile nell'ottica di un rafforzamento dell'economia dei villaggi.

 

LA MARCIA DEL SALE: L'11 marzo 1930, contro la legge che riservava agli inglesi il monopolio dell'estrazione e della vendita del sale effettuò con un'ottantina di satyagrahi la cosiddetta Marcia del sale di 380 chilometri partendo da Ahmedabad fino alla spiaggia di Dandi. Giunto a Dandi, Gandhi fece l'atto simbolico di raccogliere l'acqua marina in un pentolino e di farla evaporare per raccogliere il sale. Quel gesto segnò l'inizio della rivolta che lo portò in carcere per quasi un anno ma nel marzo del 1931 si poté pervenire al patto Gandhi-Irwing grazie al quale molti suoi compagni furono liberati e le popolazioni costiere videro riconosciuto il loro diritto di estrarre sale per il loro fabbisogno e furono revocati altri provvedimenti repressivi.

 

HARIJAN: Nel 1933 fondò il giornale Harijan (intoccabili, letteralmente popolo di Dio) che sostituì Young India precedentemente soppresso.

 

LO SWADESHI: Fra il 1933 e il 1939 si dedicò di nuovo al programma costruttivo cioè al rafforzamento dello swadeshi, l'autosufficienza economica dei villaggi che comprende anche l'orgoglio per la propria tradizione culturale, la frugalità e la fiducia da parte dei villaggi nella possibilità di farcela con le proprie forze.

Fondò l'associazione panindiana delle industrie di villaggio con lo scopo di impedire l'evoluzione in senso tecnocratico e monopolistico del sistema economico indiano.

 

LO SMEMBRAMENTO DELL'INDIA: Nel 1947, l'anno prima della sua morte, il Congresso approvò la costruzione di due stati separati (India a maggioranza indù e Pakistan a maggioranza musulmana) che per lui, come scrisse Thomas Merton furono “la lacerazione del suo stesso cuore”.

 

LA MORTE: Il 30 gennaio 1948 fu ucciso da un fanatico indù che non gradiva lo spirito di conciliazione coi musulmani del Pakistan. Morì col nome di Dio (Rama) sulla bocca.

Il giorno prima del suo assassinio, alla consueta preghiera serale, lo stesso Gandhi aveva detto: “Se qualcuno dovesse porre fine alla mia vita trapassandomi con una pallottola - come qualcuno tentò di fare con una bomba l'altro giorno - e io ricevessi la sua pallottola senza un gemito ed esalassi l'ultimo respiro invocando il nome di Dio, allora soltanto allora giustificherei la mia pretesa”.

 

 

NON TEORIA MA PRASSI: Per Gandhi per la realizzazione dell'uomo è centrale la prassi: credenze e ideologie non salvano l'uomo ma “sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni”. Egli dichiarò: “Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo!”.

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