Gesù e la Torah

Gesù e la Legge (Torah)

Gesù è ebreo a tutti gli effetti, educato nella religione ebraica, frequenta la sinagoga e il tempio e si inserisce nella religiosità del giudaismo della sua epoca ma ne mette in discussione alcuni aspetti. Al centro della religiosità del suo popolo sta la Legge, la Torah, cioè tutto quel complesso di norme di natura molto varia che derivano dalla Scrittura e che regolano l'intera vita del singolo e della comunità giudaica. La Torah per gli ebrei è di origine divina in quanto è stata data da Dio a Mosè sul Sinai. Ai tempi di Gesù essa era affidata all’interpretazione dei farisei.

I farisei erano un gruppo religioso che si vantava di conoscere e di applicare nella sua interezza la Torah. I farisei al tempo di Gesù avevano reinterpretato la legge di Mosè, contenuta nel Pentateuco, e l’avevano codificata in ben 613 precetti molto minuziosi che imbrigliavano tutti gli aspetti della vita quotidiana.

Nei Vangeli vediamo che Gesù si mette spesso in polemica con il modo di intendere la Legge proprio dei farisei. Egli non disprezza la legge ma crede che i farisei, attaccandosi ad un'osservanza meticolosa e ossessiva della Legge e della tradizione, finivano per perderne di vista l'ispirazione profonda che è quella di promuovere la giustizia, la misericordia e la fedeltà e di essere al servizio di questi valori. Gesù vuole esattamente ritornare a questi valori di fondo, recuperando il cuore della Legge e la volontà originaria di Dio cioè il bene per l'uomo.

Come vedremo nei brani qui sotto, i farisei erano molto attenti al comportamento di Gesù e sempre pronti a coglierlo in fallo quando vedevano che egli non si atteneva alle leggi di purità. Il conflitto di Gesù coi farisei sarà una delle ragioni che porteranno alla sua condanna a morte. Vediamo adesso l'atteggiamento di Gesù nei confronti della legge del sabato, delle leggi di purità e della legge sul divorzio.

1. La legge del sabato

Per la legge ebraica contenuta nella Torah ogni ebreo deve rispettare il sabato non compiendo nessun lavoro in giorno di sabato. Rispettare il sabato è fondamentale per gli ebrei in quanto è segno dell'appartenenza al popolo ebraico e all'alleanza con Jahwè, come si vede dal seguente brano tratto dal libro dell'Esodo:

Esodo 31, 12-17Il Signore disse a Mosè: « [ … ] dovrete osservare i miei sabati, perché il sabato è un segno tra me e voi, per le vostre generazioni, perché si sappia che io sono il Signore che vi santifica. Osserverete dunque il sabato, perché lo dovete ritenere santo. Chi lo profanerà sarà messo a morte; chiunque in quel giorno farà qualche lavoro, sarà eliminato dal suo popolo. Durante sei giorni si lavori, ma il settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore. Chiunque farà un lavoro di sabato sarà messo a morte. Gli Israeliti osserveranno il sabato, festeggiando il sabato nelle loro generazioni come un'alleanza perenne. Esso è un segno perenne fra me e gli Israeliti, perché il Signore in sei giorni ha fatto il cielo e la terra, ma nel settimo ha cessato e si è riposato»”.

Ecco ora due brani del Vangelo in cui Gesù o i suoi discepoli violano la legge del sabato e per questo si attirano l'ostilità dei farisei:Marco 2, 23-28In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?». Ma egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato»”.

Matteo 12, 9-13Allontanatosi di là, andò nella loro sinagoga. Ed ecco, c'era un uomo che aveva una mano inaridita, ed essi chiesero a Gesù: «È permesso curare di sabato?». Dicevano ciò per accusarlo. Ed egli disse loro: «Chi tra voi, avendo una pecora, se questa gli cade di sabato in una fossa, non l'afferra e la tira fuori? Ora, quanto è più prezioso un uomo di una pecora! Perciò è permesso fare del bene anche di sabato». E rivolto all'uomo, gli disse: «Stendi la mano». Egli la stese, e quella ritornò sana come l'altra. I farisei però, usciti, tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo”.

Ma qual è il senso profondo di queste trasgressioni della Legge del sabato? Abbiamo visto che Gesù annuncia che è venuto il Regno di Dio, cioè che l'amore e la salvezza di Dio raggiungono l'uomo. Ebbene, per Gesù il sabato è, simbolicamente, proprio il momento in cui Dio dona all'uomo il riposo, il bene e la pace.

Dunque, per Gesù, guarire dalle malattie in giorno di sabato o raccogliere il nutrimento di sabato non è una violazione della legge del sabato ma anzi è proprio il compimento della più profonda natura del sabato: Dio che dona pienezza di vita all'uomo.

2. Le leggi di purità

Esistono nella Torah tutta una serie di leggi che invitano l'ebreo a mantenersi puro e dunque a non avere contatti con tutto ciò che può rendere impuro l'uomo. Per gli ebrei si diveniva impuri non solo facendo azioni moralmente malvagie ma anche entrando in contatto fisico con realtà o persone considerate fisicamente impure ad esempio con il sangue e con le donne mestruate, con i cadaveri, con i lebbrosi e nutrendosi di cibi impuri.

Vediamo su questo alcuni casi in cui Gesù si distacca dalle leggi di purità:

 

LA DONNA CHE SOFFRIVA DI EMORRAGIA

La Torah dichiara impura una donna che abbia le normali mestruazioni o mestruzioni emorragiche:

Levitico 15,19-30: “Quando una donna abbia il flusso di sangue, cioè il flusso nel suo corpo, la sua immondezza durerà sette giorni; chiunque la toccherà sarà immondo fino alla sera. Ogni giaciglio sul quale si sarà messa a dormire durante la sua immondezza sarà immondo; ogni mobile sul quale si sarà seduta sarà immondo.. [ …]. La donna che ha un flusso di sangue per molti giorni, fuori del tempo delle regole, o che lo abbia più del normale sarà immonda per tutto il tempo del flusso, secondo le norme dell'immondezza mestruale. Quando essa sia guarita dal flusso, conterà sette giorni e poi sarà monda. L'ottavo giorno prenderà due tortore o due colombi e li porterà al sacerdote all'ingresso della tenda del convegno. Il sacerdote ne offrirà uno come sacrificio espiatorio e l'altro come olocausto e farà per lei il rito espiatorio, davanti al Signore, per il flusso che la rendeva immonda”..

Gesù non rifiuta il contatto con la donna che soffre di emorragia , anzi, con quel contatto la guarisce:

Matteo 9, 20-22 “Ed ecco una donna, che soffriva d'emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Pensava infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». Gesù, voltatosi, la vide e disse: «Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita». E in quell'istante la donna guarì”.

 

IL LEBBROSO

La Torah prescrive di non avere contatti con il lebbroso:Levitico 13, 45-46 “Il lebbroso colpito da lebbra porterà vesti strappate e il capo scoperto, si coprirà la barba e andrà gridando: “Immondo! Immondo!”. Sarà immondo finchè avrà la piaga; è immondo, se ne starà solo, abiterà fuori dall'accampamento”.

Gesù tocca il lebbroso e lo guarisce: Matteo 8, 2-4: “Ed ecco venire un lebbroso e prostrarsi a lui dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi». E Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii sanato». E subito la sua lebbra scomparve. Poi Gesù gli disse: «Guardati dal dirlo a qualcuno, ma va' a mostrarti al sacerdote e presenta l'offerta prescritta da Mosè, e ciò serva come testimonianza per loro»”.

 

I CIBI KASHER E NON KASHER

La Torah fornisce minuziose prescrizioni su quali sono i cibi puri (kasher) e quelli impuri:

Deuteronomio 14, 3-21: “Non mangerai alcuna cosa immonda. Questi sono gli animali che potrete mangiare: il bue, la pecora e la capra; il cervo, la gazzella, il daino, lo stambecco, l'antilope, il bufalo e il camoscio. Potrete mangiare di ogni quadrupede che ha l'unghia bipartita, divisa in due da una fessura, e che rumina. Ma non mangerete quelli che rùminano soltanto o che hanno soltanto l'unghia bipartita, divisa da una fessura e cioè il cammello, la lepre, l'ìrace, che rùminano ma non hanno l'unghia bipartita; considerateli immondi; anche il porco, che ha l'unghia bipartita ma non rumina, lo considererete immondo. Non mangerete la loro carne e non toccherete i loro cadaveri.

[ … ] Non farai cuocere un capretto nel latte di sua madre”.

Gesù dichiara puri tutti gli alimenti: Marco 7,1-22Allora si radunarono vicino a lui i farisei e alcuni scribi venuti da Gerusalemme. Essi videro che alcuni dei suoi discepoli prendevano i pasti con mani impure, cioè non lavate (poiché i farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani con grande cura, seguendo la tradizione degli antichi; e quando tornano dalla piazza non mangiano senza essersi lavati). I farisei e gli scribi gli domandarono: «Perché i tuoi discepoli non seguono la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?» (Implicitamente gli rimproveravano anche di non attenersi alle regole della Torah che proibiscono agli ebrei di cibarsi di cibi impuri). Alla folla Gesù disse “Ascoltatemi tutti e intendete bene. Non c'è nulla che fuori dell'uomo che, entrando in lui ,possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo”. Ai discepoli poi spiegò: “ Tutto ciò che dal di fuori entra nell'uomo non lo può contaminare, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e se ne va nella latrina?» Così dicendo, dichiarava puri tutti i cibi. Diceva inoltre: «È quello che esce dall'uomo che contamina l'uomo; perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l'uomo»”. E Matteo aggiunge: “Ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l'uomo” (Mt. 15, 20).

3. La legge sul divorzio

Anche riguardo al divorzio Gesù si distacca dalla prescrizione della Torah.

Troviamo infatti in Deuteronomio 24, 1Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che essa non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa”.

Nel Vangelo di Matteo troviamo invece Il seguente passo sul divorzio: Matteo 19, 3-9Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi». Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e mandarla via?». Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un'altra commette adulterio»”.

Anche sul divorzio vediamo dunque che Gesù si distacca dalle prescrizioni mosaiche non per banale anticorformismo ma perchè va in cerca del significato profondo della Legge che, per Gesù, è la fedeltà e l'unità dei due sposi. Questo, per Gesù, costituisce l'intenzione originaria del Creatore che va recuperata anche andando al di là delle prescrizioni letterali della Torah.

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