Gesù annunciatore del Regno di Dio

Gesù annunciatore del Regno di Dio

Gesù di Nazareth per i cristiani era Figlio di Dio e Salvatore e per tutti gli uomini era un galileo che verso i trenta anni lascia casa, famiglia e lavoro e, dopo un breve periodo in cui segue la predicazione di Giovanni Battista, comincia a fare lui stesso il predicatore itinerante per i villaggi della Galilea annunciando la venuta del Regno di Dio (quei villaggi infatti non erano ancora stati penetrati dalla romanizzazione e la gente non inseguiva i sogni di arricchimento e di potere che la penetrazione della cultura romana aveva introdotto nelle città della Galilea).

Gesù dunque è spinto da una convinzione: l'imminente venuta del regno di Dio (Regno di Dio o Regno dei cieli sono due espressioni presenti ben 85 volte nei Vangeli).

Gesù è convinto che Dio stia per realizzare un regno di giustizia e pace e che è urgente avvertire e preparare le persone a questo evento che sta per compiersi in modo che possa convertirsi ed entrare nel Regno. Con questo Gesù riprende e ridà vita all'elemento più forte e profondo presente nella fede del suo popolo e cioè l'idea che il Dio di Israele prenda le redini del mondo instaurando la giustizia e la pace su tutta la terra. Per capire che cosa richiamava ad un ebreo l'espressione Regno di Dio, leggiamo il Salmo 72 nel quale il salmista tratteggia la figura del re-messia che deve venire ad inaugurare il regno di Dio: [Il re messia] renderà giustizia ai miseri del suo popolo, salverà i figli dei poveri e abbatterà l'oppressore. Nei suoi giorni fiorirà la giustizia e abbonderà la pace. Egli libererà il povero che grida e il misero che non trova aiuto, avrà pietà del debole e del povero e salverà la vita dei suoi miseri. Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso, sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue […]. Abbonderà il frumento nel paese, ondeggerà sulle cime dei monti. [….] In lui saranno benedette tutte le nazioni della terra e tutti i popoli lo diranno beato.

 

L'attesa dal Regno di Dio ai tempi di Gesù

Ai tempi di Gesù già c'era un clima di attesa del regno di Dio in molti gruppi religiosi giudaici ma questi gruppi aspettavano il regno di Dio in modo diverso rispetto a come lo pensava Gesù:

  • per i farisei il regno di Dio sarebbe venuto accompagnato da una piena osservanza della legge di Mosè da parte di tutto il popolo,

  • per gli zeloti regno di Dio voleva dire rinascita della nazione ebraica e indipendenza dai romani

  • per gli apocalittici regno di Dio voleva dire trasformazione cosmica introdotta da catastrofi e da manifestazioni spettacolari.

  • Per Gesù invece il regno di Dio si può definire come un avvicinarsi di Dio a tutti gli uomini per offrire loro gratuitamente la salvezza, la giustizia e la pace.

 

Gesù portatore del Regno di Dio

Ora Gesù nei Vangeli non si presenta solo come annunciatore e banditore del regno di Dio ma come protagonista e soggetto attivo. Gesù non vuole esaltare se stesso ma, a leggere certi passi evangelici, si ricava l'impressione che, per Gesù, la venuta del Regno di Dio sia strettamente collegata con la sua stessa persona e con le opere che egli stesso compie. Insomma, nelle parole e nelle opere che Gesù compie, il Regno di Dio viene nel mondo.

Ad esempio in Luca 11,14-20, dopo che Gesù ha guarito un indemoniato e dopo una breve polemica coi farisei, Gesù dichiara: “Se scaccio i demoni col dito di Dio, è dunque giunto a voi il Regno di Dio”. Gesù dunque vede nelle guarigioni e negli esorcismi che lui stesso compie il segno che il Regno di Dio avanza nel mondo mentre il Regno di Satana retrocede.

Ancora in Luca 17,20-21 troviamo che“interrogato dai farisei “Quando verrà il Regno di Dio?” Gesù rispose”Il Regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione e nessuno dirà “Eccolo qui!” o “Eccolo là!” perchè il Regno di Dio è in mezzo a voi”. Questo brano si capisce meglio se si pensa che i giudei apocalittici interpretavano segni, facevano calcoli e si aspettavano una manifestazione spettacolare del Regno di Dio. Gesù smentisce queste attese spettacolari e dice “Il Regno di Dio è una realtà molto semplice e già presente e operante in mezzo a voi che mi ascoltate”.

 

Il Regno di Dio è dei poveri

Già nei profeti del Primo Testamento c'è forte l'attesa della venuta del Regno di Dio.

Agli ebrei esiliati in Babilonia il profeta Isaia annuncia la liberazione imminente proprio usando l'espressione Regno di Dio “Scuotiti la polvere, alzati, Gerusalemme schiava! Sciogliti dal collo i legami, schiava, figlia di Sion! Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annuncia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: “Regna il tuo Dio!” (Isaia 52, 2.7).

Qui il regnare di Dio significa che gli ebrei esiliati in Babilonia possono ritornare nella loro terra, in Israele; dunque il Regno di Dio qui è a vantaggio degli esiliati bisognosi di liberazione.

Anche per Gesù il Regno di Dio è destinato a chi ha bisogno di liberazione dalle varie schiavitù che opprimono l'uomo. Prima fra tutte la povertà. Dunque il regno di Dio è destinato ai poveri “Beati voi poveri perchè vostro è il Regno di Dio!” (Luca 6, 20) mentre è chiuso ai ricchi “Quanto difficilmente i ricchi entreranno nel Regno di Dio! E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno di Dio!” (Marco 10, 23.25).

Il Regno di Dio è a vantaggio dei poveri: questo significa che Dio si prende a cuore la sorte dei poveri, è con loro. É da notare che il regno di Dio è per i poveri non perchè questi abbiano dei titoli o delle qualità particolari che li raccomandino presso Dio ma perchè Dio è giusto e vuole la salvezza di chi ha bisogno.

Anche il gruppo dei discepoli è assimilato ai poveri: i discepoli infatti non hanno prestigio religioso né sicurezza economica perchè hanno lasciato tutto per seguire Gesù mettendosi al servizio del Regno di Dio. Gesù rivolge loro questa sentenza che si trova solo nel Vangelo di Luca: “Non temere, piccolo gregge, perchè al Padre vostro è piaciuto di darvi il Regno” (Luca 12,32).

 

Il Regno di Dio è dei bambini

Ora, per Gesù, poveri non sono solo i miseri cioè coloro che soffrono per la mancanza dei beni essenziali per vivere, ma anche coloro che sono deboli socialmente (come i bambini) e coloro che sono emarginati per motivi religiosi (i pagani, i samaritani, i peccatori).

Nel contesto socio-culturale di Gesù i bambini, assieme agli schiavi e alle donne sono senza potere e senza voce: sono infatti considerati immaturi, irresponsabili e perciò privi di diritti e di dignità umana a tutti i livelli.

A proposito dei bambini, tutti e tre i vangeli sinottici riportano l'episodio in cui Gesù rimprovera i suoi discepoli perchè cacciano via i bambini in malo modo. Dice Gesù: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo imperdite; perchè proprio a loro appartiene il Regno di Dio!” (Marco 10,14).

 

Il Regno di Dio ai peccatori

Anche gli emarginati per motivi religiosi, coloro che si trovano in una posizione di irregolarità di fronte alla legge di Dio sono i destinatari della salvezza connessa al Regno di Dio.

Ad esempio i pubblicani, piccoli esattori locali delle tasse, sospettati di disonestà e considerati impuri per il mestiere che facevano, sono destinatari del Regno.

Dice Gesù ai capi giudei di Gerusalemme:“In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute prendono il vostro posto nel Regno di Dio!” (Matteo, 21, 31). E come Gesù dichiara che pubblicani e prostitute sono destinatari del Regno di Dio, così Gesù non teme di contaminarsi dal contatto con questo tipo di persone ma entra in rapporto con loro, dialoga con loro, sta a tavola con loro in contesti di grande familiarità e li pone come protagonisti positivi delle parabole che egli narra. Esempi di ciò sono i seguenti episodi evangelici: Gesù che va a casa del pubblicano Zaccheo (Luca 19,1-10), Gesù che entra in contatto con la prostituta a casa di Simone il fariseo (Luca 7,36-38) e la parabola del fariseo e del pubblicano (Luca 18,9-14).

Coloro che il sistema socio-religioso emargina, Gesù li mette al centro della sua attenzione e li dichiara destinatari del Regno cioè dell'attenzione divina.

 

Il Regno di Dio ai pagani

Per Gesù, che pure si rivolge nella sua predicazione al popolo ebraico, tuttavia il regno è aperto anche ai pagani. Per entrare nel Regno non si possono vantare privilegi, l'appartenenza al popolo di Israele non dà nessun titolo di merito particolare o diritto d'accesso privilegiato nel Regno. Gesù a Cafarnao dopo aver guarito il servo di un faraone dice “io vi dico che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel Regno dei cieli” (Matteo 8, 11). L'appartenenza al popolo di Israele non poteva essere vantata come un privilegio nemmeno per Giovanni Battista che diceva: ”Fate dunque opere degne della conversione e non crediate di poter dire “Abbiamo Abramo per padre!”. Perchè io vi dico che Dio può far nascere figli ad Abramo anche da queste pietre!” (Luca 3, 8).

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