La concezione religiosa della libertà umana

La concezione religiosa della libertà umana

 

1. La libertà è la caratteristica tipica dell'uomo perchè l'animale segue sempre i suoi istinti, è determinato dalla legge ferrea della sopravvivenza che lo guida.

 

2. La libertà è la capacità di prendere delle decisioni per realizzare e costruire progressivamente la nostra persona, scelta dopo scelta, atto dopo atto fino a che l'opera che noi siamo non sarà compiuta.

L'esercizio della libertà ha dunque a che fare con la realizzazione di noi stessi.

 

3. La libertà va educata e rafforzata: il ragazzo viene guidato e sostenuto nel prendere le decisioni e talvolta viene impedito dai genitori qualora egli volesse compiere azioni che nuocciono a lui stesso e agli altri. Lo scopo di questo processo educativo è quello di formare un uomo libero e responsabile.

 

4. La libertà come libero arbitrio cioè libertà di scelta è ciò che fa la grandezza dell'uomo e la sua dignità. Infatti se all'uomo adulto viene tolta la libertà di scelta gli viene tolta anche la dignità e viene ridotto ad un burattino. E' necessario dunque che ad ogni uomo venga garantito il libero arbitrio.

 

5. Eppure se l'uomo col suo libero arbitrio sceglie il male ancora una volta perde la sua dignità e la sua stessa libertà perchè chi commette il male si rende schiavo del male e sfigura l'umanità che è in lui.

 

6. Al contrario chi sceglie il bene non solo semina bene nel mondo ma alimenta la sua stessa dignità e la sua stessa libertà. “Quanto più si fa il bene tanto più si diventa liberi” (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1733). Amare dunque è il miglior modo di vivere la propria libertà. Come dice Sant'Agostino di Ippona “Ama et fac quod vis!” (“Ama e fa ciò che vuoi!”).

 

7. La vera libertà non consiste nel seguire l'impulso del momento. Seguire l'impulso del momento non è libertà ma arbitrio. La vera libertà richiede invece forza e orientamento al bene.

 

8. La vera libertà non consiste nella propria egoistica autoaffermazione. Chi segue il proprio egoismo diviene schiavo del proprio egoismo. Al contrario, il servizio ai fratelli nell'amore reciproco è la vera realizzazione della libertà. Scrive San Paolo ai Galati “Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purchè questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne  (cioè seguendo il proprio egoismo), ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri” (Galati, 5,13).

 

9. L'uomo non è sempre naturalmente inclinato al bene. La natura umana non è integralmente cattiva ma nemmeno integralmente buona. San Paolo esprime molto bene questa condizione umana quando scrive nella Lettera ai Romani “... c'è in me il desiderio del bene ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio ma il male che non voglio” (Rom 7, 18 – 19).

 

10. L'orientamento della libertà verso il bene richiede il cuore puro. Per San Paolo solo l'azione dello Spirito può orientare la libertà al bene. Per San Paolo l'ebreo che deve seguire una legge esteriore come l'antica legge ebraica è schiavo della legge. Il cristiano invece è libero dal dover rispettare quella legge esteriore ma segue la legge interiore dello Spirito che è una legge scritta nei cuori che porta l'uomo al bene.

 

11. La libertà umana autentica non sta tanto nell'avere un ampio ventaglio di scelte davanti a sé quanto piuttosto nello scegliere di diventare noi stessi, di compiere la nostra vocazione, di seguire la nostra strada, che è quella che lo Spirito ci detta. Paradossalmente potremmo dire che la nostra libertà si realizza non quando abbiamo davanti a noi un ampio ventaglio di scelte ma quando seguiamo l'unica strada possibile che è la nostra, anche se non sappiamo esattamente dove ci porta. San Giovanni Crisostomo nel suo commentario al Genesi, commentando la vicenda di Abramo che parte lasciando ogni sicurezza, fa dire ad Abramo “Ora sono certamente un uomo libero perchè non so dove sto andando!”

 

12. In conclusione possiamo dire che, in una visione religiosa, la libertà degli altri non è un limite per la nostra libertà: non siamo infatti individui isolati e potenzialmente in competizione.

Al contrario, rinunciare a quello che consideriamo un nostro diritto, se il bene di un nostro fratello lo esige, non è un limite imposto alla nostra libertà ma è un modo più perfetto di esercitarla. Siamo veramente liberi non quando sgombriamo il più possibile il nostro campo dai limiti che gli altri ci pongono ma quando noi stessi decidiamo di porci, ciascuno secondo la propria vocazione “a servizio gli uni degli altri” (Galati, 5,13).

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