Per avvicinarsi alla mistica

Per avvicinarsi alla mistica

Introduzione. La mistica è un modo di vivere l'esperienza religiosa e umana, è un cammino che alcuni uomini possono decidere di percorrere. Ci sono mistici in molte religioni anche se in ogni religione i mistici costituiscono una minoranza. Dunque la mistica è un'esperienza profondamente umana presente, con caratteri simili, in molte culture e tradizioni. Mistica deriva dalla parola greca myo (chiudo) e indica l'atto di chiudere gli occhi, la bocca. Evoca il silenzio, il buio, l'ineffabile.

C'è un'enorme ritorno di interesse per la mistica oggi anche se essa è stata negata e tacciata di irrazionalismo a partire dal '700. Bisogna però distinguere una mistica autentica da un misticismo devozionale di carattere affettivo, sentimentale, che ha bisogno di visioni, di esperienze eccezionali: non è questo misticismo quello che ci interessa. Caratteristica di questa odierna riscoperta della mistica è che spesso oggi essa si coniuga con la politica. Scrive Raimon Panikkar in proposito: “Solo il mistico può sopravvivere nella società attuale, senza diventare terrorista (violento) o cinico (menefreghista). Solo il mistico può conservare l'integrità del suo essere perché è in comunione con tutta la realtà” (Raimon Panikkar, La nuova innocenza).

 

Superamento del dualismo fra uomo-mondo e Dio. Nel linguaggio mistico “conoscere” Dio significa non conoscerlo il senso teorico ma entrare vitalmente in comunione con Dio in modo tale da arrivare a superare la contrapposizione fra Dio e uomo. Come dice San Giovanni della Croce: “'O notte che riunisti l'amato con l'amata, amata nell'amato trasformata” (Salita al Monte Carmelo). L'uomo si assimila al divino, diventa “partecipe della natura divina” (Seconda Lettera di Pietro 1,4).

Inoltre la mistica è un tentativo di superare il dualismo, la contrapposizione Dio-mondo: i mistici infatti colgono la presenza di Dio in trasparenza in tutte le cose. “Una pietra può indicarci il mistero della realtà altrettanto sicuramente che un essere umano, posto che si sia sufficientemente vuoti e puri per vederla e gustarla quale è, pur senza cancellare le differenze” (Raimon Panikkar, Tra Dio e il cosmo, p. 195).

 

La via negativa. Nella mistica c'è l'impegno di evitare false rappresentazioni di Dio, legate per esempio alla potenza, alla grandezza, al comando, alla crudeltà. Per percorrere questa strada la mistica fa tesoro della teologia negativa secondo cui, come dice San Tommaso d'Aquino, “di Dio possiamo sapere ciò che non è ma non ciò che è” (Summa theologiae, I, q. 3, prologo) o, come dice Silesius “Quanto più vuoi afferrarlo, tanto più ti sfugge”. Il silenzio prevale sulla parola.

 

L'uomo cristiforme.Sant'Agostino d'Ippona, nel “De vera Religione” scrive “Noli foras ire, in te ipsum redi; in interiore Homine habitat veritas”. Non uscire fuori, ritorna in te stesso, nell'uomo interiore abita la verità, (cioè Cristo).

In Meister Eckhart, grande mistico tedesco vissuto a cavallo fra 200 e 300, un tema centrale è la generazione del Verbo (Cristo) nell'anima. Il processo di generazione del Verbo da parte di Dio Padre non si sarebbe compiuto una volta per tutte in Cristo ma si compie continuamente in ogni uomo: Dio sta generando il Figlio di Dio in ogni uomo. L'uomo dunque si cristifica, ha in sé la bellezza divina, è deiforme.

Eckart poi va ancora avanti dicendo che il presupposto perchè possa avvenire la generazione di Cristo dell'anima è che l'anima faccia in se stessa il vuoto assoluto, rendendosi così disponibile alla vita divina.

 

I due io. La mistica vede che in ogni uomo ci sono due io: l'io spirituale che è il nostro vero io e l'io psichico o ego che è il falso io. L'ego è l'istinto umano di autoaffermazione, l'appropriatività, la volontà che vuole imporsi, vuole organizzare, gestire le cose e il mondo. L'ego non vuole lasciare le cose e gli altri sbocciare nel loro essere ma vuole strumentalizzarli, deformandoli, per trarne un profitto.

E' necessaria dunque una morte, la morte del falso io, perché nasca il vero io, l'io spirituale.

Questa morte e resurrezione che si compie nell'uomo è espressa da Gesù, secondo i mistici, nel Vangelo di Giovanni quando dice: “ Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, non porta frutto, se invece muore porta molto frutto, e il suo frutto rimane” (Vangelo di Giovanni 12, 24).

Come dice Eckhart, Dio agisce sempre in noi “ma è ostruito dal nostro io psicologico, dalle sue bassezze, dalle sue chiusure, dal suo essere centrato in se stesso” (“L'amore puro in Meister Eckhart” Gianfranco Bertagni). Nel momento in cui tutto questo è cancellato, Dio può nascere nell'anima. Questa generazione di Cristo nell'anima produce nell'uomo sapienza, santità, purezza interiore, gioia.

 

Nada y todo.Nel disegno della Salita al Monte Carmelo, San Giovanni della Croce scrive:

Per arrivare a gustare tutto, non vogliate aver gusto per niente

per arrivare a possedere tutto, non vogliate possedere niente

per arrivare ad essere tutto, non vogliate essere niente”.

Panikkar commenta: “Quando ho lasciato tutto, tutto viene a me”.

Anche nel buddhismo la rinuncia all'attaccamento mi permette di pervenire al nirvana.

Prosegue San Giovanni della Croce nel Disegno della Salita al Monte Carmelo:

Mi è dato tutto senza cercarlo perché non volli aver nulla e non cercai nulla”. Il senso di questo testo può essere che perdere le cose in sé è recuperarle in Dio.

Viene da pensare al Vangelo di Luca 17,33: “Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà”. Su questo testo Panikkar commenta: “Chi non rinuncia a se stesso non sarà mai se stesso, chi nega se stesso risuscita”.

Ritorna il tema dei due io. Il nada è dunque il distacco, la rinuncia alla nostra volontà di appropriarci delle cose: solo così le cose potranno fiorire nel loro essere e l'uomo potrà fiorire con esse.

Dunque la mistica di Giovanni della Croce propone di lasciar essere ogni cosa al suo posto senza volerla controllare, gestire, piegare ai miei fini: così la cosa sarà, fiorirà e io sarò in connessione con essa.

 

La povertà.Anche la povertà di San Francesco d'Assisi, dice Massimo Cacciari, è svuotamento, non è solo lasciare i beni materiali ma è lasciare il proprio io, il sé, quest'ultimo possesso che ci riesce così difficile lasciare. San Francesco sente che questa liberazione dal proprio io è una strada lieta, porta alla “perfetta letizia”. Dunque abbiamo in San Francesco: 1. la povertà radicale che è lasciare tutto (persino io proprio io) → 2. la libertà dalla schiavitù dei possessi e dal sé → 3. la gioia piena (perfetta letizia).

 

Comunione cosmica. Il mistico è colui che è consapevole che si sta svolgendo un'avventura cosmica e si inserisce consapevolmente in essa.

Scrive Sorella Maria di Campello “Non passare indifferenti in mezzo alle creature: partecipare appassionatamente alle loro vicende, raggiungere la pace con gli uomini, gli animali, le pietre, gli angeli, i demoni, i morti costituisce il grande sogno dell'Eremo” (Sorella Maria: selvatica e libera in Cristo, Borgognoni, p. 103).

Scrive Panikkar nel suo “Pellegrinaggio al Kailasa”: “Il mio pellegrinaggio mi trasformava ed ero ben consapevole che se questa metamorfosi fosse avvenuta nel microcosmo della mia persona avrebbe avuto ripercussioni nel macrocosmo stesso. Non siamo monadi isolate. La nostra responsabilità è anche cosmica. L'umanità non è un agglomerato di individui isolati ma è il corpo mistico di quel mistero che molte religioni chiamano Dio” p. 23).

 

Universalismo e relativizzazione dell'istituzione.I mistici richiamano all'universalismo: essi prendono sul serio il passo del Vangelo di Giovanni che dice che “lo Spirito soffia dove vuole e ne senti la voce ma non sai da dove viene e dove va” (Giovanni 3,8): essi relativizzano il valore dell'istituzione religiosa, dei dogmi, delle dottrine, dei riti e delle regole morali. Questo non vuol dire che siano sempre eretici, nel caso del cristianesimo possono anche essere assidui frequentatori dell'eucarestia. Molti mistici sono stati condannati come eretici, altri sono santi e dottori della chiesa. C'è in genere nei mistici un processo di interiorizzazione del rito. Scrive, ad esempio, Al Hallaj: “La vera Ka'aba è il tuo cuore”.

 

Senza perchè.Die Ros ist ohn warum; sie blühet, weil sie blühet, Sie acht nicht ihrer selbst, fragt nicht, ob man sie siehet. “La rosa è senza perché; fiorisce poiché fiorisce, a se stessa non bada, che tu la guardi non chiede”. Così recita il celebre distico di Angelus Silesius tratto dal suo “Il pellegrino cherubico”.

Il vivere la vita ha in se stesso il suo senso. La vita non prende senso dal mirare ad un fine esterno ad essa: vivo per arrivare là, per diventare ingegnere, per andare a New York oppure anche vivo per arrivare in Paradiso. No!

Il mistico è colui che ha fatto una scoperta: che la vita è senza perché, ha la sua pienezza in se stessa , non trae senso dall'andare verso una meta. Non vivo per andare a New York. Vivo perchè vivo. Il senso della vita è viverla. “Il significato della tua vita non risiede soltanto nel suo compimento ultimo così come il senso di una sinfonia non si trova solamente nel finale: ogni momento è decisivo. Anche se non raggiungerai la tua età dell'oro e incorrerai in un incidente lungo il percorso, la tua vita non sarà incompiuta. Ogni giorno è una vita e ogni giorno basta a se stesso” (Raimon Panikkar, La nuova innocenza p. 45)

 

La gioia“L'uomo deve essere felice perché esiste” dice Ramon Llull all'inizio del suo Llibre de Contemplaciò. Il mistico non si aspetta nulla dal domani. [...] Il nirvana è già qui, ora.

Rallegratevi con me” esclama un cantore cieco del popolo Baul “io non posso vedere il buio” (Raimon Panikkar, La nuova innocenza, p. 45-46).

Joomla templates by a4joomla