I cristiani e la pace

I cristiani e la pace

 

1. Il Vangelo della pace

Il termine Shalom, nella Bibbia, non sta ad indicare solo l'assenza di guerra ma: benessere, armonia, concordia, felicità, prosperità, buone relazioni fra le persone.

Ecco alcune citazioni bibliche sulla pace:

Isaia 2,4: Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci. Un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra (Isaia 2,4)

Isaia 32, 17: Frutto della giustizia sarà la pace

Matteo 5,9: Beati gli operatori di pace perchè saranno chiamati figli di Dio.

Matteo 26,50-52:E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!”. Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio. AlloraGesù gli disse: “Rimetti la spada nel fodero, perchè tutti quelli che mettono mano alla spada, periranno di spada”.

Matteo 5,44-48: Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

 

2. I cristiani dei primi tre secoli dicono no al militare e alla guerra

Ippolito Romano, nell'opera Tradizione apostolica del 200 circa, scrive: Il soldato subalterno non ucciderà nessuno. Se egli riceverà l'ordine non lo dovrà eseguire, e non presterà giuramento. Se egli rifiuta, sarà scomunicato. Il catecumeno o il fedele che vogliano farsi soldato, saranno scomunicati, perchè hanno disprezzato Dio”.

Massimiliano, un martire militare, morto per aver rifiutato nettamente il servizio militare in nome della sua fede cristiana nel 295 sotto la persecuzione di Diocleziano, scrive: “Io non farò il soldato, Tu puoi tagliarmi la testa ma io non servirò negli eserciti del mondo, io sono un soldato del mio Dio...; il mio servizio è presso il mio Dio, non posso servire il mondo, te l'ho già detto: io sono cristiano e non posso fare del male”.

InTertulliano(+230) troviamo un esplicito e radicale rifiuto della violenza: “Se la vittima risponde della violenza con altra violenza, che differenza c'è fra chi provoca e chi è provocato, se non che quello viene sorpreso a compiere il male per primo e questo per secondo?”. Tertulliano si pone inoltre il problema se “il servizio militare, nel suo complesso, sia lecito ai cristiani” e risponde con delle domande retoriche: “Crediamo forse che sia lecito contrapporre il giuramento fatto a Dio con il giuramento fatto ad un uomo? Sarà lecito avere familiarità con la spada quando il Signore proclama che chi si sarà servito della spada perità di spada? E parteciperà ad una battaglia il figlio della pace, per il quale sarà sconveniente anche il solo litigare? Infliggerà arresti, carcere, totrure e supplizi chi non può vendicare neppure le offese fatte a lui stesso?”

Lattanzio, nelle Divine Istituzioni (303-317) scrive:“Se qualcuno ha scannato un solo uomo è considerato come un essere impuro e abominevole. Colui invece che ha massacrato infinite migliaia di uomini, che ha inondato di sangue i campi, che ha contaminato i fiumi, non solo viene ammesso in un tempio, ma anche nel cielo.

Cosa sono i vantaggi della patria se non gli svantaggi di altre città o genti e cioè estendere i propri territori con quelli strappati violentemente agli altri, accrescere il proprio dominio e le proprie entrate? Azioni tutte che non sono certamente virtù ma sconvolgimento di ogni virtù.

 

3. La guerra giusta e il suo superamento

Dopo la svolta di Costantino viene meno quel netto rifiuto della guerra e della professione di soldato che abbiamo trovato in Ippolito Romano e in Tertulliano.

Tra i primi teorizzare la guerra giusta o meglio a legittimare la guerra a certe condizioni è stato Sant'Agostino d'Ippona (354-430) per il quale l'Impero non è più nemico e idolatra ma al contrario è uno strumento provvidenziale per la difesa della fede cristiana. Ecco perchè diventa doveroso anche per i cristiani, servire come soldati nelle file dell'esercito imperiale che è visto come garanzia della pace: lottare contro i barbari che mettono in pericolo la pace, diventa un dovere del cristiano.

Per Sant'Agostino “si fa la guerra per conquistare la pace”.

Dunque, secondo una tradizione millenaria nata con Sant'Agostino e proseguita con San Tommaso d'Aquino, Francisco De Vitoria (1483-1546) ed altri, la guerra non è un male in sé ma diventa giustificata quando vengono soddisfatte le seguenti condizioni:

  1. essere dichiarata dalla legittima autorità (no alle vendette private)

  2. essere combattuta per una giusta causa

  3. essere una extrema ratio dopo che tutti gli altri mezzi di risoluzione della controversia si sono dimostrati inefficaci.

  4. essere condotta in modo da non provocare mali più grandi di quelli che intende eliminare (criterio della proporzionalità).

Questa teologia della guerra, nata con Agostino e protrattasi fino al 1900, se per un verso nasce dal tentativo di limitare le inumanità della guerra, dall'altro finisce col legittimarla e col renderla una realtà accettabile, sia pure a certe condizioni. Purtroppo poi è accaduto che, di fatto, nel corso dei secoli, si è potuto fare appello a questi principi per legittimare qualsiasi guerra.

La dottrina della guerra giusta è entrata in crisi con la Seconda Guerra Mondiale, allorché ci si è accorti che, con l'avvento dell'arma atomica, non può venire soddisfatta la quarta condizione di cui sopra perchè ogni guerra atomica genera un male peggiore del male che vorrebbe combattere.

Con l'atomica, il rimedio è sempre peggiore del male.

Ciò è stato esposto, con lucidità profetica, dal papa Giovanni XXIII il quale, nell'enciclica Pacem in terris del 1963 scrive che “in questa nostra età, che si gloria della potenza atomica, è cosa da pazzi pensare che la guerra possa essere utilizzata come strumento per risarcire diritti violati”.

Meno profetica e decisa, perché frutto di mediazione fra diversi orientamenti, appare la posizione del Concilio Vaticano II, conclusosi due anni dopo.

Il Concilio infatti da un lato 1. condanna risolutamente la guerra totale e 2. critica la corsa agli armamenti definendola uno “scandalo che deve essere al più presto rimosso” (GS 81) ma dall'altro lato non condanna in modo totale la corsa agli armamenti. Il Concilio, inoltre, 3. riafferma il principio tradizionale della guerra giusta sia pure limitandola alla guerra di legittima difesa contro un'aggressione in atto.

 

4. Chiare prese di posizione cattoliche contro le attuali guerre

Giovanni XXIII nella sua enciclica Pacem in terris dell '11 aprile del 1963 dichiarache “è cosa da pazzi pensare che, in questa nostra era che si gloria della potenza atomica, la guerra possa essere usata come mezzo per ristabilire la giustizia”.

Il Concilio Vaticano II (1962-65) condanna la guerra totale: “Questo Sacrosanto Concilio, facendo proprie le condanne della guerra totale, già pronunciate dai recenti Sommi Pontefici, dichiara: “Ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e con fermezza e senza esitazione deve essere condannato”.

Intervista a Padre Alex Zanotelli (missionario comboniano) dell'aprile 2003:

Che soluzione vede al dilagare della violenza? Insieme a tanti pensatori (René Girard, Bailey, ecc) ritengo che stiamo attraversando la piu' grave crisi che l’homo sapiens abbia mai vissuto: il genio della violenza è fuggito dalla bottiglia e non esiste piu' nessun potere che potra' rimettervelo dentro. Ormai abbiamo armi atomiche sufficienti a far saltare il mondo 4 volte. Ecco il Peccato del mondo oggi: l'Uomo può distruggere nel giro di un pomeriggio quello che Dio ha costruito in quattro miliardi e duecento milioni di anni. All’umanita' rimane solo una scelta: rendere tabu' la violenza e la guerra. L’umanita' ha fatto una simile operazione con l’incesto che era praticato nelle antiche societa'. Quando l’uomo vide che l’incesto faceva male alla razza umana lo ha reso tabu'. Penso che non ci resta che questo: rendere tabu' la guerra e la violenza. E’ questo il salto di qualita' che l’umanita' è chiamata a fare. E’ la scelta della non violenza attiva come praticata da Gesu', Ghandi, Martin Luther King. E’ una scelta di civilta'. E’ l’unica strada che ci rimane.

Mons. Hunthausen, arcivescovo di Seattle (USA) 2002:Le bombe nucleari sono un peccato; nella società moderna, la base della violenza è data dalla nostra intenzione di utilizzare l'arma nucleare. Una volta accettato questo, qualsiasi altro male, è al confronto, un male minore. Fin quando non ci poniamo di fronte al problema del nostro consenso all'utilizzo delle armi nucleari, ogni speranza di miglioramento generalizzato della moralità pubblica, è condannata al fallimento.

Appello di mons. Raffaele Nogaro, allora vescovo di Caserta, affinché non venga rifinanziata la missione militare in Afghanistan (13 luglio 2006): “Non credo che si possa tacere sulla missione militare in Afghanistan dove la pace viene sistematicamente distrutta dalle armi. I crimini sistematici commessi in quel martoriato paese saranno presto riconosciuti e universalmente condannati”.

Sempre mons. Nogaro nella omelia della Messa a suffragio delle vittime del grave attentato di Nassiriya in Iraq del 12 novembre 2003 nel quale morirono 17 militari italiani, 2 civili italiani e 9 iracheni: “Fenomeni come il terrorismo non si combattono con con le armi, col desiderio di vendetta dell'occhio per occhio del dente per dente; bisogna fare attenzione a non esaltare questi giovani con il culto dei martiri e degli eroi della patria, strumentalizzando la loro morte per legittimare guerre ingiuste”.

Scrive ancora Mons. Raffaele Nogaro: “E' vero che nel mondo c'è la violenza e che occorre fermarla. ma occorre fare ben attenzione a che tipo di risposta si dà, perché violenza genera solo altra violenza e rischia di aggiungere violenza a violenza. Purtroppo è sempre stato così e le risposte violente non hanno mai dato grandi risultati.

Ma per i credenti la pace costituisce la sostanza del messaggio biblico. Le scritture sono l'Evangelo della pace, come si evince dalla Lettera agli Efesini. La pace è l'armonia dell'umanità tutta con Dio, con se stessa e col mondo. La pace è il Cristo, “è lui la vera pace”.La pace è il nome laico del Vangelo. La pace è una dinamica che permette all'uomo di superare e trasformare tutta la violenza della storia. Ogni uomo nasce e vive per fare la pace. L'uomo vale perchè riesce a creare quella relazione musicale fra le cose e la persone cui diamo il nome di shalom, che è armonia degli esseri”.

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